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Iran e Occidente: perché l’errore strategico è pensare che Teheran diventi filo-americano

Nazionalismo persiano, memoria storica e la difficoltà di cambiare regime a Teheran

di Adelio Debenedetti, autore de Il Protocollo Naacal – Codice 211


Proteste in Iran e tensioni interne con manifestazioni contro il governo e aspettative occidentali di cambio di regime
Le proteste in Iran alimentano spesso in Occidente l’idea di un possibile cambio di regime, ma le dinamiche interne non implicano automaticamente un riallineamento geopolitico

L’illusione occidentale

Ogni volta che l’Iran attraversa una fase di tensione interna o di difficoltà economica, in Occidente emerge la stessa convinzione. Il regime potrebbe cadere. E, una volta caduto, l’Iran potrebbe diventare un paese più vicino all’Occidente, forse persino agli Stati Uniti. È una speranza ricorrente nelle analisi politiche e nei commenti dei media. Ma è anche uno degli errori più frequenti nell’interpretazione della geopolitica iraniana. Perché l’Iran non è semplicemente un regime politico. È una civiltà storica con una forte coscienza di sé.


L’Iran non è solo una repubblica islamica

Quando si parla dell’Iran, spesso si riduce il paese alla Islamic Republic of Iran nata dopo la Rivoluzione iraniana. Ma la storia dell’Iran è molto più lunga. La tradizione persiana affonda le radici negli imperi antichi, come quello degli Impero Achemenide, che nel V secolo a.C. controllava una parte enorme del mondo conosciuto. Nel corso dei secoli la Persia ha mantenuto una forte identità culturale e politica, anche quando è stata attraversata da invasioni, dinastie straniere o rivoluzioni interne. Questo significa che l’identità nazionale iraniana non coincide necessariamente con il regime politico attuale. Ma significa anche un’altra cosa. Gli iraniani difficilmente accetterebbero di diventare una semplice pedina nel sistema geopolitico di un’altra potenza.


Nazionalismo persiano e autonomia strategica

Uno dei fattori più sottovalutati nell’analisi dell’Iran è il nazionalismo persiano. Non si tratta soltanto di ideologia religiosa. È una forma di orgoglio storico legata alla percezione di essere una civiltà antica e autonoma. Questo sentimento attraversa diverse componenti della società iraniana: religiosi, nazionalisti, riformisti e persino parte dell’opposizione. Molti iraniani possono criticare il governo. Ma questo non significa che desiderino una subordinazione geopolitica agli Stati Uniti o all’Occidente. Analisti come Dario Fabbri sottolineano spesso questo punto: gli Stati non agiscono per simpatia ideologica, ma per difendere la propria autonomia.

L’Iran non fa eccezione.


Cartello “Iran needs help” durante una protesta, simbolo della narrativa occidentale sul cambiamento politico in Iran
Le richieste di cambiamento in Iran vengono spesso interpretate in Occidente come un segnale di apertura verso gli Stati Uniti, ma questa lettura ignora la cultura strategica iraniana

Il precedente del 1953

La diffidenza iraniana verso l’Occidente non nasce soltanto dalla rivoluzione del 1979. Affonda le radici in eventi storici precedenti. Uno dei più importanti è il colpo di Stato iraniano del 1953, quando il governo del primo ministro Mohammad Mosaddeq venne rovesciato con il sostegno di servizi occidentali. Mosaddeq aveva nazionalizzato l’industria petrolifera iraniana, entrando in conflitto con gli interessi energetici britannici. Il colpo di Stato riportò al potere lo Scià, rafforzando temporaneamente l’influenza occidentale nel paese. Ma nella memoria collettiva iraniana quell’episodio rimase come la prova che le potenze straniere erano disposte a intervenire direttamente nella politica interna del paese. Questa memoria storica continua a influenzare la percezione delle relazioni con l’Occidente.


Quando gli attacchi rafforzano il regime

Un altro elemento spesso trascurato nelle analisi occidentali riguarda l’effetto delle pressioni esterne. Sanzioni economiche, minacce militari e isolamento diplomatico vengono spesso presentati come strumenti per indebolire il regime iraniano. Ma nella pratica possono produrre l’effetto opposto. Quando un paese percepisce una minaccia esterna, la società tende spesso a compattarsi attorno allo Stato. Questo fenomeno è ben noto nella storia politica. Lo si è visto in diversi momenti storici, dalle guerre europee del XX secolo fino alle dinamiche più recenti del Medio Oriente. In Iran, la pressione esterna può rafforzare la narrativa del regime secondo cui il paese è sotto attacco da parte di potenze straniere.


Vista satellitare dell’Iran che evidenzia la posizione strategica nel Medio Oriente e la rilevanza geopolitica
La geografia e la profondità storica dell’Iran rafforzano la sua autonomia strategica, rendendo improbabile un allineamento stabile con potenze esterne

La storia che si ripete

La geopolitica raramente cambia nella sua logica profonda. Cambiano gli attori, cambiano i contesti storici, ma gli schemi tendono a ripetersi. Nel XIX secolo l’Impero Persiano era al centro della competizione tra Grande Gioco tra Impero Britannico e Impero Russo. Nel XXI secolo l’Iran si trova nuovamente al centro di una competizione strategica tra grandi potenze e attori regionali. Le potenze cambiano, ma la posizione geografica rimane la stessa. E in geopolitica la geografia pesa spesso più delle ideologie.


Pensare che l’Iran possa trasformarsi rapidamente in un paese filo-occidentale significa sottovalutare la profondità storica e geopolitica della sua identità nazionale. Il regime politico può evolversi. La società iraniana può cambiare. Ma l’autonomia strategica dell’Iran rimarrà probabilmente una costante della sua politica estera. Perché l’Iran non è soltanto uno Stato. È una civiltà geopolitica. E le civiltà raramente accettano di diventare satelliti di altre potenze.


Questo articolo fa parte dell’Archivio Zona Grigia, un progetto di ricerca che esplora gli spazi strategici in cui la geopolitica opera oltre le narrazioni ufficiali. L’universo narrativo collegato a questi temi prende forma nel thriller geopolitico Il Protocollo Naacal – Codice 211 di Adelio Debenedetti.


Prossimo articolo della serie: Iran e Israele: la guerra ombra che ridisegna la geopolitica del Medio Oriente




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