Le misure attive non sono mai finite: dal KGB alla guerra cognitiva
- Adelio Debenedetti
- 29 lug
- Tempo di lettura: 4 min
La Russia teme la pace. L'infrastruttura nascosta del conflitto permanente
di Adelio Debenedetti, autore de Il Protocollo Naacal – Code 211
KGB guerra cognitiva
Quando si parla di disinformazione, manipolazione dell'opinione pubblica e operazioni di influenza, il dibattito tende a descrivere questi fenomeni come invenzioni dell'era digitale. È un errore di prospettiva. I social network sono nuovi, gli algoritmi sono nuovi, le piattaforme digitali sono nuove — ma la logica strategica che sta dietro a queste operazioni affonda le radici nella Guerra Fredda, e per comprenderla occorre tornare a un termine che per decenni ha occupato un posto centrale nel lessico dell'intelligence sovietica: "misure attive". kgb guerra cognitiva

Cosa erano le misure attive
Durante la Guerra Fredda, il KGB distingueva con precisione tra raccolta informativa e influenza. Spiare un avversario era importante; modificarne il comportamento era ancora più importante. Le misure attive erano operazioni progettate per alterare la percezione della realtà da parte di governi, media e opinioni pubbliche, attraverso la disinformazione, la propaganda, la diffusione di documenti falsi, il sostegno occulto a movimenti politici, la manipolazione delle narrative internazionali. L'obiettivo non era convincere il nemico di una singola menzogna — era qualcosa di più sofisticato: creare confusione, indebolire la fiducia, rendere difficile distinguere il vero dal falso.
La battaglia per la percezione
La maggior parte dei conflitti del Novecento si combatteva per il controllo del territorio. Le misure attive introducevano una dimensione diversa, quella della percezione. Quando un avversario inizia a dubitare delle proprie istituzioni, delle proprie fonti informative e perfino della propria capacità di interpretare gli eventi, il costo della difesa aumenta enormemente. La guerra cognitiva contemporanea è l'evoluzione naturale di questa strategia: le finalità rimangono sorprendentemente simili, la differenza è tecnologica.

Dal GIUK Gap agli algoritmi
Durante la competizione tra NATO e Patto di Varsavia, il GIUK Gap rappresentava uno dei principali chokepoint strategici del pianeta — una guerra silenziosa fatta di sonar, intercettazioni, tracciamenti. Oggi molte di quelle attività continuano, ma una parte crescente della competizione si è spostata nello spazio informativo. Le piattaforme digitali hanno creato un ambiente in cui milioni di persone possono essere raggiunte contemporaneamente da contenuti, narrazioni e campagne coordinate. La geografia rimane importante, ma la percezione è diventata un terreno operativo a sé stante.
L'evoluzione della guerra grigia
La Grey Zone non è semplicemente un'area geografica, è una modalità di competizione — uno spazio in cui gli Stati cercano vantaggi strategici evitando il conflitto aperto. In questo contesto le operazioni cognitive sono particolarmente efficaci: non richiedono grandi eserciti, non producono immagini spettacolari, spesso non lasciano prove immediate, eppure possono influenzare decisioni politiche, orientamenti elettorali, investimenti economici e il morale di intere popolazioni.
La continuità sovietica
Uno degli errori più comuni consiste nel considerare la guerra cognitiva come una rivoluzione. Molto spesso si tratta invece di una continuità. Il KGB operava in un mondo analogico, i servizi moderni operano in un mondo digitale, ma gli obiettivi fondamentali non sono cambiati: influenzare la percezione, condizionare il processo decisionale, generare incertezza, amplificare le divisioni esistenti. Le stesse logiche sono osservabili in molte potenze contemporanee, non soltanto in Russia — con la differenza che Mosca possiede una tradizione storica lunga e consolidata in questo settore.

La nuova infrastruttura invisibile
Nel XXI secolo le infrastrutture strategiche non sono più soltanto porti, basi militari o reti energetiche. Esistono anche infrastrutture invisibili: reti informative, piattaforme digitali, algoritmi, canali di influenza, sistemi di raccolta dati. Questi elementi costituiscono una nuova architettura del potere — meno visibile di una base militare, ma spesso altrettanto rilevante. La competizione tra Stati si sviluppa sempre più all'interno di questo ecosistema. Le misure attive non sono finite con il crollo dell'Unione Sovietica: si sono adattate, hanno cambiato strumenti, velocità e scala, ma continuano a perseguire lo stesso obiettivo — influenzare il comportamento degli avversari senza attraversare apertamente la soglia della guerra. È questa continuità, più della tecnologia stessa, che permette di comprendere la natura delle moderne Zone Grigie. Perché dietro ogni nuova piattaforma, ogni campagna informativa, ogni operazione cognitiva, si può spesso intravedere una logica molto più antica: la logica della competizione permanente.
Questo articolo fa parte del progetto editoriale Grey Zones Archive, una serie di analisi dedicate alle nuove dinamiche della competizione geopolitica contemporanea: geopolitica artica, corridoi strategici, guerra cognitiva, infrastrutture dual-use e continuità strategica tra Guerra Fredda e XXI secolo. Le analisi pubblicate su protocollonaacal.it esplorano il confine sempre più sottile tra intelligence, geografia strategica e narrative contemporanee, in continuità con l’universo research-based de Il Protocollo Naacal - Codice 211 di Adelio Debenedetti.



Commenti