Iran e Israele: la guerra ombra che ridisegna la geopolitica del Medio Oriente
- Adelio Debenedetti
- 6 mag
- Tempo di lettura: 5 min
Perché Teheran e Gerusalemme si percepiscono come nemici esistenziali in un sistema regionale fatto di proxy war, petrolio e potere
di Adelio Debenedetti, autore de Il Protocollo Naacal – Code 211

Un conflitto che raramente appare come guerra diretta
Nel dibattito pubblico il confronto tra Iran e Israele viene spesso raccontato come una sequenza di crisi isolate: attacchi missilistici, sabotaggi, operazioni segrete, cyberattacchi. Ma la struttura reale del conflitto è diversa. Iran e Israele non stanno combattendo una guerra convenzionale.
Stanno combattendo una guerra indiretta regionale, una competizione che si svolge attraverso alleanze, milizie e influenza strategica distribuita in tutto il Medio Oriente. In questo sistema gli Stati Uniti svolgono un ruolo centrale. Washington rappresenta il principale pilastro esterno dell’ordine regionale che l’Iran cerca di sfidare. Israele, dal canto suo, è il partner strategico più stretto degli Stati Uniti nella regione. Per questo motivo la vera equazione geopolitica non è semplicemente Iran contro Israele. È piuttosto Iran contro un sistema regionale filo-americano.
Un fatto spesso dimenticato: Iran e Israele furono alleati
Uno degli aspetti meno ricordati della storia mediorientale è che Iran e Israele non sono sempre stati nemici. Prima della Rivoluzione iraniana, il governo dello Scià Mohammad Reza Pahlavi manteneva relazioni discrete ma concrete con Israele. Entrambi i paesi condividevano una preoccupazione strategica comune: bilanciare il peso dei grandi Stati arabi durante la Guerra Fredda. Questa cooperazione includeva rapporti economici e coordinamento tra servizi di intelligence. Tutto cambia con la rivoluzione del 1979. Con l’ascesa dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, la nuova Repubblica Islamica dell'Iran ridefinisce completamente la propria visione geopolitica. Israele diventa il simbolo della presenza occidentale nel Medio Oriente. Dal punto di vista iraniano, Israele rappresenta l’avamposto strategico degli Stati Uniti nella regione.
Due Stati nati da traumi storici diversi
Per capire la profondità dell’ostilità tra Iran e Israele bisogna guardare alla loro storia. Lo Stato di Israele nasce nel 1948 all’indomani della Seconda guerra mondiale e della tragedia dell’Olocausto. La sua cultura strategica è dominata da un principio: la sopravvivenza in un ambiente regionale percepito come ostile. La sicurezza diventa quindi il centro della strategia israeliana. L’Iran, invece, costruisce la propria identità politica moderna attraverso la rivoluzione del 1979. La rivoluzione si presenta non solo come trasformazione interna, ma come rifiuto dell’influenza occidentale nel Medio Oriente. A questo elemento rivoluzionario si unisce una dimensione più antica: l’identità persiana, legata a una tradizione statale millenaria. Il risultato è un paese che si percepisce contemporaneamente come potenza regionale storica e come attore rivoluzionario.

L’architettura del potere iraniano
Il sistema politico iraniano è spesso semplificato nelle analisi occidentali. Formalmente il paese possiede istituzioni elettive, ma la struttura strategica del potere si concentra attorno a una rete molto più complessa. Al centro di questa rete si trovano i Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, noti come Pasdaran. Creati dopo la rivoluzione per proteggere il sistema politico, i Pasdaran sono diventati nel tempo una delle istituzioni più influenti del paese. All’interno di questa struttura opera la Forza Quds, responsabile delle operazioni esterne dell’Iran. Attraverso questa rete Teheran mantiene relazioni strategiche con diversi attori non statali, tra cui il movimento sciita libanese Hezbollah. Questo sistema consente all’Iran di proiettare potere nella regione senza entrare direttamente in guerra con avversari militarmente superiori.
La geografia della guerra indiretta
Il confronto tra Iran e Israele si sviluppa in diversi teatri regionali. In Libano, Hezbollah rappresenta il principale alleato strategico dell’Iran e una delle principali minacce alla sicurezza israeliana. In Siria, l’Iran sostiene il governo di Bashar al-Assad, contribuendo alla creazione di un corridoio geopolitico che collega Teheran al Mediterraneo. In Yemen, il sostegno iraniano agli Houthi ha intensificato la rivalità con Arabia Saudita, altro attore chiave del sistema regionale filo-americano. In questi scenari Israele conduce operazioni militari mirate: raid aerei, sabotaggi, cyberattacchi e azioni clandestine contro infrastrutture e reti iraniane. Questa rete di conflitti costituisce la vera guerra ombra del Medio Oriente.

Il legame strategico tra Israele e Stati Uniti
La posizione geopolitica di Israele è strettamente legata al suo rapporto con gli Stati Uniti. La relazione tra i due paesi rappresenta una delle alleanze più solide del sistema internazionale. Per Washington, Israele è un partner tecnologico e militare avanzato in una regione instabile. Per Israele, il sostegno americano garantisce superiorità militare, cooperazione tecnologica e copertura diplomatica. Molti analisti descrivono questa relazione come una sorta di cordone ombelicale strategico. Dal punto di vista iraniano, questo legame rafforza la percezione che Israele sia parte integrante di un sistema occidentale progettato per contenere l’influenza di Teheran.
Perché Iran e Israele si percepiscono come nemici esistenziali
L’ostilità tra Iran e Israele non è soltanto ideologica. È strutturale. Israele vede l’Iran come una potenza che tenta di circondarlo attraverso milizie e alleanze regionali. L’Iran vede Israele come il principale strumento attraverso cui gli Stati Uniti mantengono un ordine regionale sfavorevole alla propria autonomia. In termini geopolitici, entrambi gli Stati percepiscono l’altro come una minaccia strategica di lungo periodo. Questo trasforma la rivalità in una forma di ostilità quasi esistenziale.
Petrolio, economia e potere regionale
La strategia regionale dell’Iran è legata anche alla dimensione economica. Le entrate petrolifere permettono allo Stato iraniano di sostenere capacità militari, reti di alleanze e proiezione di influenza nella regione. Il petrolio finanzia gran parte dell’apparato che sostiene la presenza geopolitica iraniana. Ma la potenza dell’Iran non dipende esclusivamente dall’energia. Se l’Iran non possedesse petrolio, resterebbe comunque un attore regionale rilevante grazie a dimensioni territoriali, posizione geografica, popolazione numerosa e profondità strategica. Il petrolio amplifica il potere iraniano. Non lo crea da zero.
Il confronto tra Iran e Israele non può essere spiegato solo con fattori religiosi o ideologici. È il risultato di due visioni geopolitiche incompatibili. Israele cerca sicurezza all’interno di un sistema regionale sostenuto dagli Stati Uniti. L’Iran cerca autonomia strategica e influenza regionale attraverso una rete di alleanze e proxy militari. Tra queste due strategie si colloca l’equilibrio fragile del Medio Oriente contemporaneo. Finché entrambi gli Stati continueranno a percepirsi come minacce strategiche, la guerra ombra tra Iran e Israele resterà una componente stabile della geopolitica regionale.
Questo articolo fa parte dell’Archivio Zona Grigia, un progetto di ricerca che esplora gli spazi strategici in cui la geopolitica opera oltre le narrazioni ufficiali. L’universo narrativo collegato a questi temi prende forma nel thriller geopolitico Il Protocollo Naacal – Codice 211 di Adelio Debenedetti.
Prossimo articolo della serie: La guerra asimmetrica dell’Iran: droni economici e proxy militari contro la potenza occidentale




Commenti