top of page

La guerra finanziaria contro l’Iran: sanzioni, SWIFT e il potere del dollaro

Sanzioni, dollaro e chokepoint finanziari: come gli Stati Uniti esercitano pressione economica su Teheran


di Adelio Debenedetti, autore de Il Protocollo Naacal – Codice 211


Banconote in dollari statunitensi simbolo del dominio finanziario globale e del potere economico degli Stati Uniti
Immagine del dollaro americano che rappresenta il ruolo centrale della valuta USA nel sistema finanziario internazionale e nella strategia di sanzioni contro l’Iran.

La guerra che non si combatte con i missili

Quando si parla del confronto tra Stati Uniti e Iran, l’attenzione si concentra spesso sugli aspetti militari: le tensioni nel Golfo Persico, le esercitazioni navali o i conflitti indiretti nel Medio Oriente. Eppure l’arma più potente utilizzata da Washington contro Teheran non è militare. È finanziaria. Negli ultimi vent’anni gli Stati Uniti hanno sviluppato una strategia che molti analisti definiscono guerra economica o weaponization of finance, cioè l’uso del sistema finanziario globale come strumento geopolitico. Studiosi come Juan Zarate e Edward Fishman hanno spiegato come le reti economiche create dalla globalizzazione possano diventare veri e propri chokepoint finanziari, punti di controllo attraverso cui esercitare pressione su interi Stati.


Il potere globale del dollaro

Il primo pilastro di questa strategia è il ruolo dominante del dollaro americano. Una grande parte del commercio mondiale – soprattutto quello energetico – viene regolata in dollari. Questo significa che molte transazioni passano attraverso banche collegate al sistema finanziario statunitense. Questa posizione centrale offre a Washington un potere straordinario. Quando gli Stati Uniti impongono sanzioni, banche e aziende di tutto il mondo devono scegliere tra due opzioni: continuare a fare affari con l’Iran oppure mantenere l’accesso al sistema finanziario americano. Per la maggior parte delle istituzioni internazionali la scelta è inevitabile. Di conseguenza, anche sanzioni formalmente americane tendono a trasformarsi in sanzioni globali.


SWIFT: il sistema nervoso della finanza mondiale

Il secondo strumento della pressione economica è la rete bancaria internazionale conosciuta come SWIFT. SWIFT collega migliaia di banche in tutto il mondo e permette lo scambio rapido e sicuro di informazioni sui pagamenti internazionali. Essere collegati a SWIFT significa poter partecipare al sistema finanziario globale. Essere esclusi significa, di fatto, rimanerne fuori. Quando le banche iraniane sono state scollegate da SWIFT durante le fasi più dure delle sanzioni, gran parte del sistema finanziario iraniano ha perso la possibilità di effettuare transazioni internazionali normali. Questo ha reso molto più difficile:

  • pagare fornitori esteri

  • ricevere pagamenti

  • gestire operazioni commerciali globali.

In pratica l’esclusione da SWIFT equivale a una forma di isolamento finanziario internazionale.


Schermata con dati di mercati finanziari globali e flussi di capitale, simbolo dei sistemi economici e delle sanzioni internazionali
Visualizzazione dei mercati finanziari che rappresenta le reti globali attraverso cui gli Stati Uniti esercitano pressione economica, inclusi sistemi bancari e infrastrutture come SWIFT.

Le sanzioni sul petrolio

Il terzo pilastro della guerra economica riguarda il settore più importante dell’economia iraniana: l’energia. L’Iran possiede alcune delle più grandi riserve di petrolio e gas del mondo e per decenni le esportazioni energetiche hanno rappresentato una fonte fondamentale di entrate per lo Stato.

Le sanzioni americane hanno cercato di colpire proprio questo punto. Gli strumenti utilizzati includono limitazioni alle esportazioni di petrolio, pressioni sugli acquirenti internazionali, restrizioni sulle assicurazioni navali, sanzioni contro aziende coinvolte nel commercio energetico.

L’obiettivo è ridurre le entrate dello Stato iraniano e limitare la sua capacità di finanziare programmi militari e influenza regionale.


Un’economia sotto pressione

L’effetto combinato delle sanzioni ha esercitato una pressione significativa sull’economia iraniana.

Le restrizioni sull’accesso ai mercati finanziari e sugli investimenti internazionali hanno contribuito a creare instabilità della valuta, inflazione elevata, difficoltà per le imprese che operano nel commercio internazionale. Queste condizioni hanno avuto un impatto concreto sulla vita economica del paese. Tuttavia le sanzioni non hanno prodotto il collasso politico che alcuni osservatori avevano previsto. Al contrario, il sistema economico iraniano ha gradualmente cercato di adattarsi.


Petroliera attraccata a un terminal energetico nel Golfo Persico, parte delle rotte petrolifere globali soggette a sanzioni
Infrastruttura energetica utilizzata per l’esportazione di petrolio, elemento chiave della pressione economica sull’Iran attraverso sanzioni e controllo delle rotte marittime.

Le strategie di adattamento dell’Iran

Di fronte all’isolamento finanziario, Teheran ha sviluppato una serie di strategie alternative per mantenere attive le proprie relazioni economiche. Tra queste:

  • vendita di petrolio attraverso intermediari

  • accordi commerciali basati sul baratto

  • maggiore cooperazione economica con paesi come Cina e Russia.

Questi meccanismi non eliminano gli effetti delle sanzioni, ma permettono all’Iran di mantenere una presenza, seppur ridotta, nei mercati energetici globali. Allo stesso tempo favoriscono la nascita di circuiti economici alternativi rispetto al sistema finanziario occidentale.


La guerra finanziaria e il futuro della geopolitica

Il confronto economico tra Stati Uniti e Iran mostra una trasformazione più ampia della politica internazionale. In passato il potere veniva esercitato principalmente attraverso la forza militare. Oggi anche le reti finanziarie, le valute e i sistemi bancari sono diventati strumenti di influenza geopolitica. Controllare i principali chokepoint finanziari – il dollaro, i sistemi di pagamento, le infrastrutture bancarie globali – significa poter esercitare una pressione enorme sugli avversari. Per Washington questa strategia permette di colpire un avversario senza entrare immediatamente in guerra. Per paesi come l’Iran, invece, rappresenta un incentivo a costruire alternative al sistema finanziario dominato dall’Occidente.


La guerra economica tra Stati Uniti e Iran dimostra come la globalizzazione abbia trasformato la natura del potere internazionale. Oggi la competizione tra Stati si gioca sempre più spesso attraverso:

  • valute

  • mercati energetici

  • sistemi bancari

  • reti finanziarie globali.

Le sanzioni, il dominio del dollaro e il controllo dei sistemi di pagamento sono diventati strumenti geopolitici capaci di influenzare l’equilibrio tra le potenze. In questo senso, la pressione economica esercitata su Teheran non è soltanto un conflitto bilaterale. È uno dei primi esempi di guerra finanziaria globale nel XXI secolo.


Questo articolo fa parte dell’Archivio Zona Grigia, un progetto di ricerca che esplora gli spazi strategici in cui la geopolitica opera oltre le narrazioni ufficiali. L’universo narrativo collegato a questi temi prende forma nel thriller geopolitico Il Protocollo Naacal – Codice 211 di Adelio Debenedetti.


Prossimo articolo della serie: Iran–USA: guerra visibile, Hormuz e Malacca nel controllo globale delle rotte strategiche



Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page